Smart Contract e successioni

Con il concetto di Smart Contract si fa riferimento ad un protocollo informatico con il quale vengono formalizzati e tradotti in codice gli elementi di un rapporto contrattuale utilizzando la DLT (Distributed Ledger Technology), segnatamente la blockchain, che garantisce l’immodificabilità delle operazioni e le rende rintracciabili e trasparenti.

L’art. 8 ter del D.L. 135/2018 definisce lo Smart Contract come “un programma per elaboratore che opera su tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse”.

In altri termini lo Smart Contract è la traduzione scritta, in un linguaggio di programmazione, di un contratto che, al verificarsi di un evento o di determinate condizioni predeterminate ed accettate dai contraenti, si esegue automaticamente, senza la necessità di alcun intervento da parte di terzi o dei contraenti stessi, secondo l’algoritmo “if this / then that”.

Da un punto di vista tecnico, lo Smart Contract si compone di tre parti: il codice di scrittura, gli eventi che il programma acquisisce e che vanno ad interagire con il contratto, gli effetti determinati dagli eventi. 

Definita la struttura di base, è bene chiarire che lo Smart Contract può essere programmato in modo da:

  1. ricevere informazioni (input) provenienti da fonti esterne private;
  2. elaborare le informazioni ricevute secondo le regole preventivamente stabilite;
  3. eseguire alcune azioni (output) che sono conseguenza dei processi di cui ai punti che precedono.

In questo sistema assumono un ruolo determinante i cosiddetti “oracoli”; trattasi di programmi, autonomi ed indipendenti rispetto alla blockchain, che hanno la funzione di monitorare i dati esogeni al sistema decentralizzato e di notificare il soddisfacimento delle condizioni allo Smart Contract stesso.

Pur essendo ancora aperto e fervido il dibattito tra gli studiosi ed i giuristi sulla natura dello Smart Contract, pare evidente l’interesse pratico al suo utilizzo, tenuto conto dei benefici e dei limiti dello stesso.

E’ certo che il maggior beneficio della combinazione tra blockchain e Smart Contract si misuri in termini di incremento dell’efficienza. Ed infatti, posto che lo Smart Contract assicura un elevato livello di automazione associato a certezza (anche giuridica), è indubbio che il suo utilizzo consenta di risparmiare risorse sia nella fase di negoziazione ma, ancor più, nella fase di esecuzione del contratto.

E’ facile intuire, poi, come l’immodificabilità delle istruzioni tradotte in linguaggio informatico e l’automatismo del processo esecutivo riducano sensibilmente il rischio di inadempimento delle prestazioni poste a carico delle parti.

Un’altra, indubbia, utilità è quella di ridurre l’incertezza relativa all’ambiguità del linguaggio del contratto e, soprattutto, limitare (se non addirittura escludere) l’intermediazione di soggetti terzi.

Non possono tacersi, d’altra parte, i limiti dello Smart Contract, da individuarsi nella difficoltà di comprensione del linguaggio computazionale (che rende necessario l’intervento di un intermediario per tradurre con un’interfaccia user-friendly il linguaggio informatico), nella rigidità del codice (che impedisce qualsiasi modifica delle istruzioni inserite nella blockchain) e nella decentralizzazione del sistema (che vieta qualsiasi genere di intervento correttivo o modificativo esterno).

A fronte dei benefici e dei limiti sopra accennati, un approccio prudenziale imporrebbe di ricondurre l’ambito di applicazione dello Smart Contract ad accordi con un alto tasso di standardizzazione e con un basso livello di complessità.

In questo ambito potrebbero trovare spazio gli Smart Contract che regolino il (e diano esecuzione al) fenomeno successorio mortis causa.

E’ facile intuire come la tecnologia sopra descritta consentirebbe di gestire, con efficienza e speditezza, le procedure che normalmente conseguono alla morte di una persona, nel caso di successione in assenza di testamento.

Ed infatti, al verificarsi di un evento (la morte di un soggetto), che si inserisce nella blockchain attraverso l’interazione dei sopra menzionati “oracoli”, si attiverebbero automaticamente (secondo il meccanismo “if this, then that”) le pratiche successorie che costituiscono accettazione dell’eredità, senza necessità di intervento da parte di intermediari e dei relativi costi. 

In altri termini, lo Smart Contract dovrebbe essere programmato per comunicare con i registri delle istituzioni, enti pubblici, agenzie assicurative, intermediari bancari (si pensi al registro comunale degli atti di morte per verificare l’avverarsi dell’evento morte, ai registri PRA per il passaggio di proprietà del veicolo agli eredi, al registro catastale per favorire il trasferimento della proprietà dei beni immobili, al servizio catastale per permettere l’aggiornamento dei dati al riguardo, o ancora al registro assicurativo per la liquidazione di un premio assicurativo, o al conto bancario per trasferirne i fondi agli eredi al conto degli eredi secondo le rispettive quote), così da dare esecuzione a procedure molto articolate.

Ciò consentirebbe agli eredi di gestire le formalità necessarie alla successione (e prima ancora all’invio della dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate), senza ricorrere ad intermediari.

Più complessa, ma non per questo impraticabile, l’applicazione degli Smart Contract alle successioni testamentarie.

Gli Smart Contract e la tecnologia blockchain ben potrebbero, infatti, essere utilizzati per redigere nuove forme di testamenti “intelligenti”, con l’indubbio vantaggio di imprimere data e sottoscrizione certa ed autentica delle disposizioni del testatore, garantendone la conservazione in sicurezza, l’inalterabilità e, al verificarsi dell’evento, l’automatica esecuzione del processo successorio.

Soffermandosi sulle caratteristiche proprie delle diverse tipologie di testamento previste dal codice civile, rilevano le seguenti considerazioni.

Tra le forme testamentarie, quella olografa è certamente la più semplice (e quella più utilizzata); per essere valido il testamento olografo richiede la sussistenza di tre requisiti: autografia, data e sottoscrizione. Gli evidenti vantaggi connessi alla semplicità, alla snellezza della redazione ed all’assenza di costi per l’assistenza nella redazione, si associano, tuttavia, ai rischi di smarrimento, sottrazione, distruzione da parte di terzi, alterazione, falsificazione, etc.

Quanto al testamento segreto, sebbene lo stesso cumuli i vantaggi offerti dal testamento olografo (la segretezza) e da quello pubblico (la sicurezza di non smarrimento e di trafugabilità), è indubbio lo svantaggio economico connesso all’intervento di un intermediario (il notaio).

La conservazione di tali atti in un registro distribuito e decentralizzato potrebbe ridurre sensibilmente i rischi sopra citati, garantendone l’immodificabilità, la non alterabilità o distruzione, al contempo valorizzandone i vantaggi, quali quello di assicurare la validazione temporale delle disposizioni testamentarie e accrescerne la garanzia e il livello di segretezza.

II testatore, tanto per la forma olografa che segreta, potrebbe procedere autonomamente alla redazione in forma scritta delle sue ultime volontà, sottoscrivendo il testamento nei modi stabiliti dalle legge e datandolo; il documento così redatto dovrebbe essere immesso nella blockchain e marcato temporalmente. 

Nel caso del testamento segreto il disponente dovrebbe depositare il documento presso un notaio che ne garantisca la conservazione, ma tale passaggio potrebbe essere integralmente sostituito dalla notarizzazione compiuta dalla blockchain.

Quest’ultima garantirebbe la conservazione e validazione del documento attraverso il timestamping che ha il compito di certificare (al pari del notaio), il deposito del testamento e imprimere allo stesso la marca temporale. Con tale funzione sarebbe possibile valutare se un certo documento esisteva a una certa data (prova dell’esistenza), chi ne era proprietario (prova di proprietà) e se lo stesso è rimasto inalterato (prova di autenticità).

Al di là dell’efficienza di un sistema così strutturato, non si può non evidenziare che lo stesso avrebbe altresì il vantaggio di evitare (o meglio contenere) il numero delle controversie in materia successoria che, nella maggior parte dei casi, attengono alla prova della reale e concreta volontà dispositiva della persona che ha redatto il testamento ed al tempo in cui il testamento stesso è stato redatto.

E’ evidente che una soluzione come quella prospettata necessita di una profonda rivoluzione del sistema e delle strutture informatiche dei vari soggetti interessati (e quindi anche dello Stato), che apra alle tecnologie blockchain ed a quelle DLT, vincendo la resistenza degli studiosi più scettici.Una sfida impegnativa ma non impossibile da affrontare, che dovrà riguardare necessariamente anche il trasferimento mortis causa dell’eredità digitale, costituita da criptovalute, NFT, metaverso.

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